Ogni anno colpisce dall’1 al 3% degli italiani e non parliamo solo di sportivi e di chi gioca a tennis. L’epicondilite o gomito del tennista è una patologia che interessa anche diverse categorie di lavoratori tra cui camerieri, parrucchieri, meccanici, idraulici, muratori e chiunque svolga lavori manuali che prevedano gesti ripetitivi come una rotazione del polso o un sollevamento di pesi. Tra le categorie più colpite, inaspettatamente, c’è anche quella di chi lavora al computer.
Denominata anche epicondilite laterale, si tratta di un’infiammazione dei tendini (quelli che collegano i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito) che scaturisce dalla ripetizione di alcuni movimenti. Quest’ultimi vanno a generare dei microtraumi al gomito e al polso, creando lesioni, e dunque, dolore. L’epicondilite non è altro che una tendinopatia, di cui vi avevamo già parlato nel nostro blog, cioè un processo degenerativo dei tendini estensori del polso. In genere si manifesta in un’età compresa tra i 30 e i 50 anni ma chiunque è esposto al rischio se svolge determinate attività lavorative o sportive. Ma scopriamo di più.
Cause
Quali sono le cause che determinano tale disturbo? Non esiste una causa specifica che porta all’epicondilite ma può dipendere da più fattori. L’eziologia di questa patologia è infatti multifattoriale, ovvero non è causata da un solo elemento ma dalla concomitanza di più fattori o concause. Generalmente si manifesta in quelle persone che fanno movimenti ripetuti nel tempo e spesso in maniera errata, ad esempio chi gioca a tennis e ha una cattiva impugnatura della racchetta o ammortizza male, in alcuni casi invece quando si verificano sovraccarichi funzionali come quando muscoli e tendini del gomito sono sottoposti a sforzi eccessivi. Tutti questi microtraumi, così come nel caso di un danno diretto all’epicondilo laterale, provocano le lesioni.
Sintomi
Il sintomo più evidente dell’epicondilite è il dolore che si sviluppa nella parte esterna del gomito dove si trova, appunto, l’epicondilo laterale. Ma può verificarsi anche all’esterno dell’avambraccio, sotto il gomito, dove si trovano i muscoli epicondiloidei. E dall’avambraccio può arrivare fino al polso e dietro alla mano.
Il dolore si può avvertire o con il braccio a riposo o facendo semplici gesti della vita quotidiana come girare una chiave nella toppa, stringere la mano di una persona, cambiare una lampadina. Solitamente oltre al dolore si avverte anche un senso di debolezza del braccio e dell’avambraccio. La forza è scarsa specie nella presa e il dolore si acutizza con l’estensione i movimenti di sollevamento. Inoltre, può esserci una maggiore rigidità al mattino.
I sintomi in ogni caso possono svilupparsi anche gradualmente e iniziare con un’intensità lieve e peggiorare poi nel corso del tempo. Non si tratta infatti di una lesione violenta che si associa quindi anche all’esordio clinico. Molti possono soffrire di tale disturbo dai 6 mesi ai 2 anni, anche se generalmente la tempistica di recupero è di un anno.
Come si diagnostica
L’esame clinico dovrà essere confermato da una ecografia che dimostrerà il grado d’infiammazione dei tendini.
Il consiglio resta quello di non sottovalutare il problema portandolo avanti nel tempo. Se in alcuni casi può essere d’aiuto il riposo e trattamento con ghiaccio in altri casi il dolore può acutizzarsi fino a diventare cronico.