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L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia che colpisce esclusivamente gli uomini e consiste nell’ingrossamento della ghiandola prostatica comportando difficoltà a urinare.

Solo in Italia l’ipertrofia prostatica benigna conta 6 milioni di uomini e si tratta di un disturbo molto comune specie in età avanzata. Essa infatti colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni d’età, dando sintomi solo nella metà dei soggetti.

Una cosa è certa, questo ingrossamento della prostata non deve destare un eccessivo allarme in quanto si tratta di una patologia benigna. Stando agli studi scientifici, non si parla infatti di tumori, né vi sono correlazioni tra l’ipertrofia prostatica benigna e il carcinoma, pur potendo in ogni caso coesistere.

Sicuramente quello che è certo è che una prostata in salute passa anche e soprattutto dalla prevenzione.

Cos’è l’ipertrofia prostatica benigna

Intanto iniziamo con il dire che l’ipertrofia prostatica benigna non è un tumore ma si tratta di un aumento volumetrico della prostata legato ad un aumento del numero delle cellule prostatiche e alla formazione di noduli.

Questo comporta un ingrossamento della ghiandola prostatica che va a comprimere il canale uretrale causando un’ostruzione e quindi generando difficoltà nella minzione.

Cause

Tra le cause principali dell’ipertrofia prostatica benigna vi è di sicuro l’invecchiamento ma anche le variazioni ormonali come l’andropausa, o fattori biochimici e nutrizionali. Inoltre, secondo gli studi scientifici può esserci una predisposizione genetica o familiarità. Essa si sviluppa differentemente da soggetto a soggetto in base alle caratteristiche proprie degli individui.

Sintomi

L’ipertrofia prostatica benigna non sempre ha un’evoluzione con le stesse modalità o lo stesso decorso. Un ingrossamento del volume della prostata non necessariamente porta a disturbi rilevanti ma al contrario, a volte, non si avvertono sintomi. Se invece si avvisano questi possono essere o di tipo ostruttivo o irritativo.

Con la compressione del canale uretrale diventa difficile urinare (disuria), ad esempio possono esserci difficoltà ad iniziare (esitazione minzionale), oppure si può avvisare intermittenza di emissione, ad esempio con la diminuzione della forza del getto urinario che può essere debole o interrompersi più volte, fino ad un incompleto svuotamento della vescica.

L’irritazione invece può portare alla pollachiuria ovvero il disturbo di urinare spesso, o alla nicturia, ovvero il bisogno maggiore di farlo durante la notte, ma anche all’urgenza di svuotare la vescica o al bruciore mentre lo si fa.

Inoltre, si possono verificare la presenza di piccole quantità di sangue nelle urine, l’emissione di sangue nel liquido seminale, dolore dopo la minzione o l’eiaculazione, difficoltà di erezione e mantenimento, sgocciolamento dopo aver urinato e infine l’incapacità di emettere urina all’esterno.

Se questi sintomi vengono trascurati si può andare incontro anche ad alcune complicazioni come i calcoli o i diverticoli vescicali, la dilatazione di reni e ureteri fino all’insufficienza renale.

Come diagnosticare l’ipertrofia prostatica benigna

Per diagnosticare l’ipertrofia prostatica benigna occorre sottoporsi ad una visita urologica, dove sarà possibile accertare l’aumento di volume della prostata, escludendo anche altre patologie tra cui la prostatite o un tumore.

Inoltre, è fondamentale la prevenzione e in tal caso occorre sottoporsi a esami clinici ed ecografici periodici dopo i 40 e i 50 anni. Tali controlli dovranno invece essere tempestivi in caso di sintomi, tra questi troviamo:

  • Uroflussimetria: che serve a quantificare le caratteristiche del getto urinario.
  • Ecografia dell’addome: serve ad escludere complicazioni come calcoli, diverticoli, dilatazioni di reni o ureteri.
  • PSA: è importante per escludere la presenza di altre malattie prostatiche.

Non dimentichiamo infine che è bene porre attenzione all’alimentazione, bere almeno un paio di litri d’acqua al giorno e praticare regolarmente attività fisica.